Short message per segnalare alcuni graditi ritorni.
Innanzitutto Carlo. Il romagnol-varesino artefice del gemellaggio con Rocca San Casciano ha fatto tappa a Pontremoli, dove oramai è di casa, sabato scorso durante una due giorni motociclistica con i suoi simpaticissimi amici. Ben contenti di rivederlo davanti al bancone del biancoro, ben contento il figlio Luca che in sua assenza ha sbattuto la madre fuori di casa e ha organizzato un party - sicuramente ben riuscito - nella dimora di famiglia a Solbiate.
In secondo luogo... c'è pronto un importante ritorno sotto il profilo del "merchandising" de' noaltri. Ma non è il caso di svelare la sorpresa con queste temperature ancora semi-estive. A suo tempo saprete. Tenetevi pronti.
mercoledì 30 settembre 2009
Nuove foto
Nella sezione fotografica del blog sono stati caricati i link alle foto di Lara Cecchini, che ben volentieri ha accettato il nostro invito a pubblicare i suoi (eccellenti) scatti.
La foto qua sopra ne è un esempio. Grazie, Lara.
Chi volesse mandarci i propri scatti è ovviamente il benvenuto! Scriveteci alla nostra mail segnalata tra i contatti.
giovedì 17 settembre 2009
Dove dormire
(Pontremoli all'imbrunire. Foto di Massimo Papi, da www.galleriafotografica.it)Pagina provvisoria
Per non fare preferenze a nessuna delle strutture ricettive presenti sul territorio, pubblichiamo una lista di strutture fornite in automatico dal motore di ricerca di Pagine Gialle. Eccole:
Alberghi
Agriturismi
Per quanto riguarda i Bed and breakfast segnaliamo il sito dell'associazione che riunisce tali strutture in Lunigiana:
Bed and breakfast
Per non fare preferenze a nessuna delle strutture ricettive presenti sul territorio, pubblichiamo una lista di strutture fornite in automatico dal motore di ricerca di Pagine Gialle. Eccole:
Alberghi
Agriturismi
Per quanto riguarda i Bed and breakfast segnaliamo il sito dell'associazione che riunisce tali strutture in Lunigiana:
Bed and breakfast
Dove mangiare

Per non volere accordare particolari preferenze a uno o all'altro ristoratore, forniamo una lista proveniente dal sito delle Pagine Gialle inserendo nel motore di ricerca "ristoranti" a "Pontremoli".
Per consultare la lista, clicca qui
Per consultare la lista, clicca qui
(nella foto, il piatto tipico pontremolese: i famosi testaroli al pesto)
martedì 8 settembre 2009
E' cominciato il taglio 2010
Dopo un prologo primaverile alla ricerca di preziose ginestre, domenica scorsa, 6 settembre, si è aperta ufficialmente la stagione del taglio in vista del falò 2010.
Quello del taglio è un discorso che vale la pena di approfondire. Anche tra molti pontremolesi più "del sasso", compreso talvolta coloro che non sono affatto digiuni di lavori manuali e attività forestali, è diffusa l'idea che il taglio cominci dopo le feste natalizie. O comunque poco prima, nella testa dei più previdenti.
Per altri ancora il recupero dei bochi è operazione che comincia una settimana prima del falò, per arrivare infine a quelli che pensano che... puff! i bochi siano lì, belli e pronti da portare nel fiume poche ore prima del falò.
E invece no! Il taglio comincia molto, moltissimo tempo prima. E' bene dirlo una volta per tutte. Perchè se si lascia credere che il falò nasce nei pochi giorni precedenti il 31 gennaio, tra la gente si diffonde sempre di più l'idea che il falò sia solo la baldoria delle ultime ore, un divertimento originale e senza costi, un passatempo senza fatica per chi ha qualche giorno da perdere.
Al contrario, il falò inizia a nascere molti mesi prima. Certamente i fuochisti non hanno ritmi di lavoro indiavolati (e ci mancherebbe! il falò non è un'azienda) e hanno piacere a stare assieme nel bosco, intervallando il lavoro a un buon bicchiere e un panino con il salame, ma è pur sempre vero che nei week end autunnali, il tempo sottratto a famiglia e impegni vari non è indifferente.
Ecco allora ritratti i primi fuochisti all'opera per gettare le basi dello spettacolare falò 2010. Nelle prossime settimane anche il resto del gruppo si unirà a loro. Le cataste di ulsi aumenteranno do volume e la tensione crescerà.
Il leader dei fuochisti Hubert, e alle spalle il tagliatore Massimo, nella prima giornata a caccia di ulsi. Foto Danilo Berton
Da sinistra: Massimo, Michele, Sebastiano e Danilo in una pausa della prima giornata di lavoro. Foto Roberto Bellotti
Le cronache del Corriere Apuano: 2009
La festa di San Geminiano conclusa con uno spettacolo eccezionale
Un falò incredibile per il quale non bastano le parole
Un falò incredibile per il quale non bastano le parole
E’ il destino perverso del cronista quello di doversi confrontare con eventi che il tempo inesorabilmente ripropone ed arrovellarsi nel dubbio di potersi ripetere o non rendere al meglio quanto goduto. Quest’anno, però, il problema non si è posto perché quanto successo sul greto del Verde la notte di San Geminiano è stato qualcosa di eccezionale, di inatteso, di imprevedibile, un qualcosa per il quale sarebbe fin troppo facile trovare le parole giuste, semmai diventa impellente inventarne di nuove che siano in grado di esprimere appieno l’idea della perfezione.
Eppure non tutto era andato per il verso giusto: una piena improvvisa del Verde che rischiava di portare al mare le attrezzature dei fuochisti; un tempo balzano che faceva cadere una pioggerella fastidiosa ed imbarazzante, aprendo al dubbio di qualcosa di peggio; la sensazione insomma di una sorte contraria incombente.
Alla fine, invece, tutto secondo le attese e la pira, ormai al limite del tollerabile, è cresciuta elevandosi imperiosa quasi a contendere il primato di altri simboli.
Lo spettacolo vero, però, al momento della consumazione. Un mare di folla, favorito forse dalla giornata prefestiva, e rafforzato, finalmente, da tanti foresti attirati dalle promesse dell’evento, ha assistito al rito, scandito nei suoi tempi ineludibili: il corteo delle fiaccole, volutamente geometrico e provocatorio; l’accensione ad unico cuore e la fiamma, sì, l’unica fiamma che è salita al cielo perentoria e compatta, insinuandosi voluttuosa tra i rami degli ulzi, divenuti finalmente oggetto di piacere e non più di fatica.
Difficile dire cosa sia cresciuto dentro in quei momenti perché la lingua di fuoco, apparentemente inesauribile, sembrava cercare nel cielo, sempre nuovi spazi, attirandoti nel vortice delle faluggini, luce nella luce, calore nel calore, a dettare un’immagine di Pontremoli comunque nuova, aggredita com’era da vampate dirompenti atte a cambiare forma alle ombre per dettare profondità inattese.
La percezione più immediata è stata di avere assistito a qualcosa di perfetto, di irripetibile, anche se sai che non dovrà essere vero, perché, almeno in questo, non si può porre limite alla perfezione, per dare un senso al futuro, per esaltare la voglia di continuare, per dare ancora valore ad un impegno spontaneo che ti esalta nella tua identità, in quel senso di appartenenza che si consuma nei tanti volti arrossati e festanti che restano parte integrante di questa incredibile tradizione.
Se un parola avanza, in una ridda di sensazioni esaltanti che hanno tracimato in una commozione spontanea, è grazie, un grazie istintivo alle due pattuglie indefesse che, una volta di più, hanno fatto quanto possibile per superarsi e riuscendo, nella logica della competizione, ad inventare una nuova e più concreta esaltazione di un rito che, per quanto non solo nostro, resta l’immagine della Pontremoli più vera e concreta, quella che vuole continuare a credere in se stessa.
Luciano Bertocchi
Le cronache del Corriere Apuano: 2008

Forse, mai così bello il falò di San Geminiano
Nuova luce ha illuminato il cielo di Pontremoli
Nuova luce ha illuminato il cielo di Pontremoli
Quando, alla fine, dall’enorme platea sopraelevata che circonda dai quattro lati la piana alluvionale del Verde, la folla incredibile, annichilita dallo spettacolo, ha lanciato il suo applauso spontaneo, si è capito che era successo qualcosa di diverso.
Allora, solo allora, la mente, per quanto parzialmente impedita dal sovrapporsi delle sensazioni, ha potuto ricostruire l’evento, per coglierne, nei bagliori che cedevano lentamente tra il reticolo dei pali anneriti, tutta l’incommensurabile bellezza.
Il frastuono dei cori dei fuochisti che circondavano l’enorme pira; il gesto corale e deciso che infiggeva le torce nell’ammasso; la fiamma che saliva imperiosa ad aggredire il cielo fino ad assumere una dimensione quasi voluttuosa, a disegnare figure sfuggenti che, nel susseguirsi dei vortici, invitavano a bearsi dei giochi di ombre che violentavano la notte.
Nel profondo, l’idea di qualcosa di sempre più incredibile, che ti spinge d’istinto ad inserirti nel ritornello insistito dei cori di parte per renderti conto che un groppo alla gola ti impediva di urlare.
Tanto lo spettacolo, tanta la gioia, tanta la commozione, tanta la sensazione che ti fosse stato offerto qualcosa di diverso da quanto vissuto ed assaporato fino ad oggi.
Il ritorno al presente ti accomuna alla dovuta ovazione alla pattuglia dei fuochisti che si sgrana festante intorno al fuoco a raccogliere il rinnovato applauso della gente che non vuole abbandonare la partita per goderne anche gli ultimi effetti. Allora percepisci di essere, a tuo modo, attore della vicenda in tutti i sensi, e non solo per diritto di appartenenza, parte integrante di un gioco che vuole che ognuno reciti la sua parte, affinché il rito, con tutti i suoi misteri, si consumi pienamente, atto unico con il quale manifestare tutta l’anima di un popolo, capace di esprimere anche così il retaggio di un’identità antica, ma mai interamente svelata.
Cosa contano, infatti, le immani fatiche dei tanti che un giorno dopo l’altro salivano al bosco ad accumulare le innumerevoli fascine? Cosa lo sforzo comune di elevare alle stelle la pira, fiduciosi che il tempo ti assista? Cosa lo sfibramento che assale quando l’impresa di reggere il paragone ti coglie e ti fa temere di non riuscire?
Che conta, alla fine, è solo la certezza di avere rinnovato, una volta di più, anche se nessuno te lo chiede, ed in modo comunque diverso e sempre migliore, la sfida perenne alla tradizione e di avere regalato alla notte di Pontremoli un’altra luce, ad illuminare, sì, il solito cielo, ma per aprirvi squarci di un altro futuro.
Luciano Bertocchi
Le cronache del Corriere Apuano: 2007
Uno spettacolo incredibile per un pubblico eccezionale
Il falò di San Geminiano esalta tutti i sensi della tradizione
Le brume di una stupenda serata invernale si stendevano pigre sul pianoro antistante il greto del Verde, animate dalla pallida luce dell’illuminazione pubblica che smussava i contorni, e mentre le vie circostanti andavano animandosi all’inverosimile, l’occhio si fissava ammirato sulla enorme pira allestita con sapienza inusitata a dichiarare il livello di una perizia ormai prossima alla perfezione. Dagli anfratti impenetrabili, indotti dalle arcate del ponte, un’improvvisa animazione che si accendeva di fiaccole che via via si moltiplicavano per formare un cordone di fuoco, pilotato d’istinto a circondare la catasta. Inavvertito il segnale, ma il gesto era perentorio e, di colpo, una luce violenta investiva le ombre più diverse fino ad annichilirle.
Questa la cronaca stringata dell’antefatto di una pagina di storia, tradottasi poi, nel consumarsi dell’evento, in un peana esaltante che parole correnti faticano a declinare.
La fiamma compatta che avvolge la catasta in un abbraccio voluttuoso, facendosi strada senza il minimo ostacolo verso il cielo; le volute rossastre via via più corpose ed imperiose che cercano spazio nel vuoto per esaurirsi in un coro di faluggini che tingono la notte, costruendo disegni fantasmagorici; un riverbero violento e seducente che schiude a panorami onirici, fatti di immagini ricche di metafore represse.
Inavvertitamente la mente si smarrisce, compresa solo nello spettacolo incredibile che si consuma in un lungo, inesauribile frangente, capace solo di somatizzare grondanti sensazioni di godimento, per assorbirle attimo dopo attimo, come una panacea inattesa donata senza limite.
Il ritorno alla realtà affastella il ripetersi dei cori di parte, l’agitarsi incontrollato degli attori primi consapevoli di quanto offerto, il brusio di consenso della folla incapace di staccarsi prima che il rito sia consumato. Tutto concorre a costruire la certezza che non servono i paragoni, non contano i confronti esasperati, le analisi critiche dettate dai più diversi risentimenti. Non occorre neppure tentare una classifica. Quanto dato ha parlato e detto il possibile; inutile dilungarsi.
Il confronto, imposto e cercato nel ritorno, si condisce di affermazioni altisonanti, fino a tradursi in un dialogo impossibile, perché dialogo non può esserci quando alla base di tutto insista una logica di parte che, nel desiderio dell’affermazione ad ogni costo, si abbranca a perifrasi incontrollabili.
Ma è proprio il gioco delle parti, quello che concede a Pontremoli di godere, grazie all’impegno di due bande di quasi anonimi stacanovisti, di un’occasione incredibile per restare abbarbicata alla proprie tradizioni. Certi di ripeterci, non possiamo esimerci dal dire che anche quest’anno si è fatto, da una parte e dall’altra, ancora qualcosa di più per rendere sempre più concreto l’evento. Difficile intuire, se non si entri nel sistema completamente, cosa significhi davvero dare corpo ai due appuntamenti, consapevoli che non debba o possa bastare il necessario, quanto piuttosto ogni volta inventare qualcosa di diverso che faccia la differenza, al di là delle possibili variabili indotte da una stagione imprevedibile. Il piacere che si regala non dice certo i lunghi frangenti alla ricerca dei giusti materiali, le snervanti battute tra i boschi foriere di sudate inenarrabili, l’impegno corrosivo del trasporto, la realizzazione infine di un progetto studiato e preteso che soddisfi i palati più fini.
E non sono altro che uomini come noi, che decidono di dedicare molta parte del loro tempo per continuare una tradizione che nessuno impone, ma solo un grande senso di appartenenza destinato a tradursi in una sensazione comune che diventa obbligo coltivare, anche con il solo consenso, per continuare ad essere parte consapevolmente di un’unica realtà.
Luciano Bertocchi
Il falò di San Geminiano esalta tutti i sensi della tradizione
Le brume di una stupenda serata invernale si stendevano pigre sul pianoro antistante il greto del Verde, animate dalla pallida luce dell’illuminazione pubblica che smussava i contorni, e mentre le vie circostanti andavano animandosi all’inverosimile, l’occhio si fissava ammirato sulla enorme pira allestita con sapienza inusitata a dichiarare il livello di una perizia ormai prossima alla perfezione. Dagli anfratti impenetrabili, indotti dalle arcate del ponte, un’improvvisa animazione che si accendeva di fiaccole che via via si moltiplicavano per formare un cordone di fuoco, pilotato d’istinto a circondare la catasta. Inavvertito il segnale, ma il gesto era perentorio e, di colpo, una luce violenta investiva le ombre più diverse fino ad annichilirle.
Questa la cronaca stringata dell’antefatto di una pagina di storia, tradottasi poi, nel consumarsi dell’evento, in un peana esaltante che parole correnti faticano a declinare.
La fiamma compatta che avvolge la catasta in un abbraccio voluttuoso, facendosi strada senza il minimo ostacolo verso il cielo; le volute rossastre via via più corpose ed imperiose che cercano spazio nel vuoto per esaurirsi in un coro di faluggini che tingono la notte, costruendo disegni fantasmagorici; un riverbero violento e seducente che schiude a panorami onirici, fatti di immagini ricche di metafore represse.
Inavvertitamente la mente si smarrisce, compresa solo nello spettacolo incredibile che si consuma in un lungo, inesauribile frangente, capace solo di somatizzare grondanti sensazioni di godimento, per assorbirle attimo dopo attimo, come una panacea inattesa donata senza limite.
Il ritorno alla realtà affastella il ripetersi dei cori di parte, l’agitarsi incontrollato degli attori primi consapevoli di quanto offerto, il brusio di consenso della folla incapace di staccarsi prima che il rito sia consumato. Tutto concorre a costruire la certezza che non servono i paragoni, non contano i confronti esasperati, le analisi critiche dettate dai più diversi risentimenti. Non occorre neppure tentare una classifica. Quanto dato ha parlato e detto il possibile; inutile dilungarsi.
Il confronto, imposto e cercato nel ritorno, si condisce di affermazioni altisonanti, fino a tradursi in un dialogo impossibile, perché dialogo non può esserci quando alla base di tutto insista una logica di parte che, nel desiderio dell’affermazione ad ogni costo, si abbranca a perifrasi incontrollabili.
Ma è proprio il gioco delle parti, quello che concede a Pontremoli di godere, grazie all’impegno di due bande di quasi anonimi stacanovisti, di un’occasione incredibile per restare abbarbicata alla proprie tradizioni. Certi di ripeterci, non possiamo esimerci dal dire che anche quest’anno si è fatto, da una parte e dall’altra, ancora qualcosa di più per rendere sempre più concreto l’evento. Difficile intuire, se non si entri nel sistema completamente, cosa significhi davvero dare corpo ai due appuntamenti, consapevoli che non debba o possa bastare il necessario, quanto piuttosto ogni volta inventare qualcosa di diverso che faccia la differenza, al di là delle possibili variabili indotte da una stagione imprevedibile. Il piacere che si regala non dice certo i lunghi frangenti alla ricerca dei giusti materiali, le snervanti battute tra i boschi foriere di sudate inenarrabili, l’impegno corrosivo del trasporto, la realizzazione infine di un progetto studiato e preteso che soddisfi i palati più fini.
E non sono altro che uomini come noi, che decidono di dedicare molta parte del loro tempo per continuare una tradizione che nessuno impone, ma solo un grande senso di appartenenza destinato a tradursi in una sensazione comune che diventa obbligo coltivare, anche con il solo consenso, per continuare ad essere parte consapevolmente di un’unica realtà.
Luciano Bertocchi
Le cronache del Corriere Apuano: 2006
Dopo i timori di forfait per l’abbondante nevicata
Uno splendido falò di San Geminiano illumina il cielo stellato
Uno splendido falò di San Geminiano illumina il cielo stellato
Tutto, infatti, nei giorni precedenti sembrava remare al contrario: un’imponente nevicata, tale da scoraggiare anche il più eroico dei fuochisti e, dopo, una pioggia perfida e sottile che sembrava allontanare ogni possibilità di raggiungere i depositi di fascine tanto gelosamente custoditi, al punto da fare pensare ad una rinuncia mortificante. Al momento opportuno, invece, alla faccia dei più perfidi menagramo, una giornata impensabile che ha fatto ritrovare entusiasmi quasi sopiti e la voglia incredibile di costruire qualcosa di indimenticabile.
Il resto è solo cronaca esaltante, per la quale trovare le parole è solo uno scherzo. La pira che sale compatta nel sole ad altezze impensate, la sera che scende sul Verde preparando un cielo che è tutto una stella, la folla che, dopo il solenne pontificale una volta di più tirato all’eccesso, si accalca in tutti gli spazi liberi all’intorno e, infine, il gesto solenne dei tanti fuochisti che, all’unisono, pungolano violenti la catasta per indurla a sprigionare l’immane fiammata liberatoria.
Le immagini a seguire sanno solo di tripudio, incredibile ed inesausto, a condire momenti nei quali una ridda di sensazioni si sprigiona insieme alle fiamme incontrollate che tagliano il cielo e fanno svanire nella luce, che rompe anche le ombre più profonde, tutti i timori ancestrali. Il coinvolgimento è totale ed assorbe anche i toni arroganti dei cori di parte, voluti e goduti come esige il rito, e l’occhio resta incollato alla fiamma che sale imperiosa, libera di qualsiasi macchia di fumo, a dare un significato ancora più solenne alla festa dei cuori.
Il ritorno al presente, dopo un lungo frangente, recupera l’esigenza del confronto con l’evento della controparte, ma tornano a mancare le parole perché quanto ci è rimasto dentro induce a rinunciare per una volta alle logiche dell’appartenenza per gustare appieno la miriade di sensazioni comunque donate. Troppa la gioia offerta dall’uno e dall’altro dei falò, nonostante gli imprevisti, troppa la gratitudine per l’uno e l’altro gruppo per avere regalato alla città, in un ennesimo slancio volontario ed impagabile, due spettacoli a loro modo unici e forse, ma lo diciamo ogni anno, irripetibili.
Allora, torna ad urgere la domanda di sempre, se cioè Pontremoli sia veramente consapevole di cosa si muove veramente dietro questi due importanti appuntamenti rituali, le rinunce, la dedizione, il sacrificio, l’abnegazione, la costanza di due nutrite pattuglie di giovani e meno giovani che, nel più totale disinteresse, lottano e soffrono per garantire un impegno che nessuno gli ha affidato, ma per il quale si scatena una gara di partecipazione che non ha altro premio se non quello di tenere viva una tradizione senza tempo, che è imperativo non lasciare finire. La risposta non ci compete, ma non sarebbe male se la gratitudine di una città si manifestasse ben oltre il momento del tripudio per coltivare con amore un entusiasmo che non potrà finire fino a che sarà sentito come patrimonio comune.
Luciano Bertocchi
Iscriviti a:
Post
(
Atom
)




Clicca sulle immagini per ingrandire e leggere