sabato 4 febbraio 2012

ARRIVEDERCI




Arrivederci a tutti!


Il Cassa e gli altri fuochisti di San Geminiano ti aspettano ovviamente l'anno prossimo. I motori sono già caldi e presto scatterà l'operazione "falò 2013".


L'intestazione del blog ne danno già notizia e il conto alla rovescia è già partito.



Lò lò lò


Abbasso non lo so


Abbasso chi fa del danno


Evviva San Geminiano



PS. La festa dei falò di Rocca San Casciano, in Romagna, quest'anno è fissata per sabato 14 e domenica 15 aprile. Se ti vuoi unire a noi Zumian (per tifare ovviamente Rione Mercato!) fatti vivo al più presto per prenotare il posto in albergo, dietro versamento di adeguata caparra.

Siamo quasi alla fine

Il falo' di San Geminiano 2012 è oramai alle spalle; le ceneri nel fiume sono fredde e spazzate dal vento, che le porta chissà dove a depositare la loro piccola dote di segreti, di speranze e di amarezze che ogni fuoco si porta via.

Bando alla retorica anche quest'anno è stata una bellissima avventura, indipendentemente dal fuoco che è bruciato male. Anche in questo blog si è respirato alla grande l'aria della tradizione pontremolese, che come la cenere, grazie al web, si è sparsa ovunque, ben oltre l'Annunziata e Mignegno: il record di visitatori è la miglior prova di tutto ciò. Abbiamo ospitato tanti di voi, chi silente, chi attivo con parole, foto e commenti. Nulla è stato censurato. Chi si ritiene tale, valuti se ha subito una censura o se invece era individuo/gruppo non gradito: lo avevamo detto che qualcuno era non gradito, e tale regola è stata applicata anche sul web.

Ci lasciamo con le belle parole che un nostro caro amico ci ha mandato: sono il miglior viatico per il falò 2013:

Avete vinto,
siete stati grandi,
avete acceso un falò,
non un banale fuoco,
un falò con l'anima e lo spirito come lo accendevano i nostri vecchi,
un falò come solo noi veri pontremolesi sappiamo fare vivere e condividere,
un falò che mostra un lato oscuro, come l'anima di chi ha compiuto certi gesti,
forse non a caso il falò pareva non illuminare il rivale,
e si è piegato in un ultimo inchino verso di noi.

ps.
quello che è successo, esula da una sana rivalità (...) penso non serva dirlo ma il prossimo anno contraccambiate con intelligenza, anche questa sarà una sana vittoria.

Altre foto: questa volta da Fulvio
































Grazie a Fulvio per queste bellissime foto










venerdì 3 febbraio 2012

Ci sia concesso...

Ci sia concesso di dire che siamo contenti delle critiche ricevute dal redattore del Corriere Apuano nostro "partigiano". Ne siamo contenti perchè mostra anche in questo frangente la nostra vittoria: la verità ha prevalso sulla partigianeria. Luciano poteva comunque tessere lodi ad oltranza o pigiare sul pedale dell'accelleratore con le attenuanti (il meteo, il vento, i danni, etc.) ma non l'ha fatto.
A malincuore lo diciamo agli amici del Corriere Apuano: 15 giorni fa ha prevalso la verità o la partigianeria, sebbene sapientemente dosata per dare sale all'evento? Ha vinto la verità nel raccontare quel dopo-falò che ha rovinato del tutto, forse per sempre, una grande tradizione, o la partigianeria di chiudere tutto con un piccolo specchietto a fondo pagina, sganciato dal contesto?
Da parte nostra, pensiamo che allora come oggi si poteva raccontare tutto con la giusta partigianeria e la giusta verità...
fine della polemica.

L'articolo del Corriere Apuano

Eccovi, finalmente, l'articolo sul nostro falò comparso oggi sul Corriere Apuano. Ancora una volta: non censuriamo niente. Siamo stati criticati e così sia.



Consumato in un clima siberiano il rito di San Geminiano
Un falò, a suo modo, assolutamente incredibile
Come risaputo, nonostante insistite ricerche, nulla sappiamo sulle origini della tradizione dei falò nostrani, come, per natura, non possiamo sapere quanto ancora questa bella tradizione potrà durare.
Una cosa è certa, però, che l’edizione del 2012, anno bisesto, del falò di San Geminiano, come non trova paragoni tra le memorie del passato, allo stesso modo, crediamo, sarà difficilmente ripetibile in futuro ed è destinata, quindi, a restare a memoria imperitura.
Che la cosa fosse nell’aria, era evidente: antefatti, misfatti, fatti, clima, momento storico, erano presagi insistiti di qualcosa di importante che incombeva sull’ambiente e che avrebbe lasciato il segno.
Sono stati in pochi, però, a capirlo, perché, per motivi evidenti, il consueto scenario che faceva da platea alla pira comunque maestosa, era mestamente spopolato. Solo i più coraggiosi se la sono sentita di affrontare una vera tempesta di vento, di neve e di ghiaccio che batteva inesorabile lo spazio sul greto del Verde.
Tutto, però, era pronto, nonostante tutto, e quando, dopo l’inesorabile ritardo, i fuochisti, alla prima parvenza di una impossibile pausa della tempesta, si sono mossi, questa volta, però, da una posizione assurda e pericolosa, si è capito che sarebbe successo l’imprevedibile.
Le fiamme per quanto appiccate lestamente, ma senza una necessaria strategia preventiva, accortamente preparata, sono state subito preda del vento che ha fatto e disfatto a suo piacere sconvolgendo la pira, annichilendola alla base e impedendo che il vortice salisse. Uno strano spettacolo quasi incomprensibile, perché comunque i bagliori aggredivano l’ambiente, ma lasciavano una macchia impietosa incapace di svelarsi, fino a che un folata più forte ha concretizzato il dramma, facendo precipitare la pira.
Nello sgomento, una mano accorta ha provveduto a ravvivare il fuoco offrendo così finalmente un falò compatto.
Poco da dire, se non accentuare il concetto iniziale che ci porta a ripetere che chi c’era ha potuto assistere ad uno spettacolo incredibile che gli resterà nella mente incancellabile, punto di riferimento della propria storia personale fino a che avrà l’opportunità di godere della tradizione.
Quel “che” di diverso che è riuscito rendere unico e bello quanto accaduto, perché, se torniamo indietro, anche solo ai falò degli ultimi anni, difficilmente sarebbe possibile fare un qualsiasi distinguo tra un’annata e l’altra, e cadremmo sicuramente in confusione vista la ripetitività degli effetti sulla memoria.
Questo falò, invece, non lo scorderemo e non solo per come consumato, ma perché testimonianza di una dedizione alla tradizione che se, da un lato, meritava ben altro premio, dall’altro si soddisfa anche così perché capace, nella più impietosa emergenza, di scrivere una pagina a suo modo importante nella storia dei falò che qualcuno, in un certo senso, potrebbe anche invidiarci, perché destinata a lasciare un segno indelebile nel tempo. (lb)

giovedì 2 febbraio 2012

Verso il gran finale



(il falò del 1992...)


Anche oggi numero di visite intensissimo su questo blog.


Oramai le polemiche e i dispiaceri hanno lasciato completamente il campo al più puro divertimento che contraddistingue lo spirito degli Zumian. Basta piangere sul latte versato, quindi, basta tornare sopra ai noti fatti, basta tentativi di accreditarsi sul blog per rilanciare ancora su episodi su cui tutto quello che si poteva dire in questa sede è stato detto.

Per chi vuole proseguire su quei toni, c'è la possibilità di farsi un sito proprio, di usare facebook, i tazebao, la stampa locale, etc... qui vogliamo solo ridere e tenere alta la bandiera della più bella tradizione pontremolese, quella del falò del Patrono, che anche quest'anno è stata rinnovata con dignità. Tutto il resto è noia.

Domani ci vediamo con il tradizionale articolo sul falò pubblicato sul Corriere Apuano a firma di Luciano. Lo pubblicheremo come ogni anno, basta che non ci chiedete la traduzione :-).

Altri magici scatti di Walter Massari

 

Fuori concorso...

Ehhmmm... a furor di popolo e di forconi i fuochisti mi hanno invitato (intimato) di mettere a concorso per la gara dello Zumian più brutto questa foto, che ovviamente è fuori concorso in quanto risalente al lontano 2003.
L'immagine ritrae un fuochista oramai attempato in un periodo di belle speranze, mentre poco convinto fa colazione con una costina al cambio della guardia del 31 gennaio.
Lo scatto, manco a dirlo, è di Walter Massari, che non conoscendo personalmente il soggetto, lo cercò per mare e per monti (il tipo in quei mesi si era dato alla macchia) fino a trovarlo, casualmente, suo vicino di posto, pochi mesi dopo, su un aereo in partenza per un posto lontano e improbabile dove nacque però una bella amicizia.
Il cappello ha reso celebre il fuochista presso il capitano Tozzino, che non a caso ha abbandonato quando nel corredo del fuochista fu prevista la cuffia rossa che "pensionava" i vecchi copricapi.

PS se ridete per più di due secondi, questo blog inoculerà un virus nel vostro computer, consistente in una berretta verde oversize che palleggerà sul vostro schermo. Occhio, dunque...