Una volta rifiutata la sfida con un avversario che non prende le distanze da atti VILI E DELINQUENZIALI e che trasmette alla stampa comunicati ingenui, contraddittori e implicitamente di connivenza con i piromani di Serravalle, la sfida, quella vera, non era contro San Nicolo', come avevamo ampiamente annunciato; non era contro i volti di chi con una faccia ti da' solidarietà' e con l'altra gode di sabotaggi che pregiudicano la prosecuzione della tradizione. Questa sfida non esiste piu', e i fatti lo mostreranno, al di la' di patetiche invocazioni di ritorno alla "civiltà'" da parte di qualche penna fine che cerca di prestare un volto dialogante e buonista alla cattiveria triviale e fuori dalla storia del Vaticano.
La sfida era quindi tutta del nostro gruppo e l'abbiamo vinta, ampiamente.
Abbiamo vinto la sera del 17 gennaio sedando una istintiva una sete di vendetta che ci avrebbe reso simili ai piromani.
Abbiamo vinto la mattina del 18 contro le lacrime che pure sono scese da qualche volto e la frustrazione di chi pensava che certi limiti mai sarebbero stati sorpassati.
Abbiamo vinto contro le crepe, che pure vi erano in un gruppo forse stanco, ritrovandoci tutti assieme e decidendo che cosa fare ascoltando tutti, vecchi e giovani, più' o meno attivi, in un raro esercizio di democrazia e di unione.
Siamo ripartiti quando potevamo gettare la spugna come un pugile suonato. Non e' una vittoria?
Abbiamo catalizzato su di noi la solidarietà' di un intero paese (e non solo) che ci ha attestato la sua solidarietà' in tutti i modi.
Abbiamo vinto perché ce la saremmo potuti cavare con un falo' di 3 metri, come avevamo inizialmente ipotizzato, e invece abbiamo deciso di metterci cuore, anima e forza per riconoscenza a chi il falo' lo ha tenuto in vita sotto le bombe o sotto piogge scroscianti perché questa e' la tradizione. E alla fine abbiamo radunato il possibile per allestire, lavorando in due giorni di gelida tramontana e uno di tormenta, una pira che difficilmente sarebbe stata graziata da un vento sferzante (serviva un miracolo, ma il miracolo più bello e' stata la tanta gente accorsa a vederci). Troppo facile dire: avreste vinto accendendo un cero: no, noi abbiamo vinto rispettando le aspettative di chi ama il falo'. Qualcosa di diverso sarebbe stato un tradimento, un'operazione fraudolenta e codarda nei confronti della cittadinanza.
Con le fascine in esubero portate oggi a Porta Parma ("bruciate anche queste") abbiamo fatto vedere che siamo ancora in grado di rispondere con la gogliardia alle azioni da processo penale.
Abbiamo acceso il falo' con raffiche di tramontana che avrebbero pregiudicato anche un falo' zeppo di materiali incendiari. Cosi' siamo andati incontro al peggio,come ad una stecca da parte di un soprano di fama. Si', forse si poteva commettere qualche errore di meno, ma sarebbe cambiato qualcosa? No. E nonostante ciò' la gente ci ha applaudito con sincerità, dicendoci il suo grazie riconoscente e ignorando freddamente i tentativi di riportare la cosa sui canoni tradizionali da parte di qualche sprovveduto del Vaticano. Una freddezza palpabile, tant'e' che i supporter dell'ex falo' di San Nicolo' hanno ripreso la via di casa o stando in imbarazzato silenzio molto prima che il fuoco finisse mostrando il suo peggio.
Noi, dopo avere asciugato qualche lacrima, ci siamo ritrovati tutti abbracciati e gioiosi di essere assieme: non e' la vittoria piu' bella? Non e' il piu' bel contraltare a chi, invece, coltiva finte amicizie basate sul tenere i piedi in due scarpe, quella del teppismo illegale da condannare e quella del chiudere gli occhi e fare finta di nulla in nome di chissà' quali convenienze?
Ecco perché' a fronte di un falo' brutto siamo ancora vincitori rispetto agli obiettivi ambiziosi che ci eravamo posti.
E se Roberto ci ha offerto pure un giro di bianchi oro significa che la vittoria e' di quelle epocali.
Grazie amici
Davide, 19esimo falo', mai cosi' brutto, mai cosi' bello.













